giovedì 30 ottobre 2014

Intervista a Brian May su Classic Rock del 29 Ottobre 2014


Brian May ha collaborato con la società di animazione e produzione Unanico per la creazione di un film d'animazione dal titolo One Night In Hell. Il corto, la cui anteprima andrà in onda nel Regno Unito su Sky 3D e Sky Arts nella notte di Halloween, si basa sulla collezione personale di May delle famose Diableries, un set di carte stereoscopiche pubblicate in Francia nel 1860 che mostrano una serie d visioni del mondo degli inferi. Insieme con gli storici del settore Paula Fleming e Denis Pellerin,

martedì 28 ottobre 2014

Intervista a Roger Taylor sul Billboard del 27 Ottobre 2014

Roger Taylor si prende un minuto per accendere i riflettori sul suo lavoro al di fuori dei Queen. Lo fa attraverso la pubblicazione di due collezioni del suo lavoro da solista: Best, che uscirà il 27 ottobre e che contiene 18 tracce che vanno dal 1977, quando pubblicò la sua cover del pezzo dei Parlamento "I Wanna Testify", al suo album ultimo album, Fun On Earth del 2013, con l'aggiunta del materiale prodotto della sua band collaterale ai Queen, i The Cross, con i quali peraltro vi sono state un paio di apparizioni anche di Freddie Mercury e Brian May. Questa collection sarà seguita l'11 novembre da The Lot, un cofanetto con tutto il materiale solista di Taylor, suddiviso tra 12 CD e un DVD e un libro di 64 pagine con copertina rigida. Taylor spiega a Billboard che andare da solo "non era un caso di 'batteristismo'.... era solo che mi sentivo in grado di fare cose per conto mio e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa che fosse solo mio e non sempre essere parte di una band.”

Sulle due uscite che lo vedranno protagonista, Taylor dice: "E' molto strano, ma è una soddisfazione per me avere tutte le cose che ho fatto in un unica raccolta accurata. E' molto bello. Mi sento come se potessi tirare una linea e andare avanti."



lunedì 27 ottobre 2014

I Queen registreranno un album con Adam Lambert? Si. No. Forse!

Io i giornalisti li comprendo, forse perché per ragioni professionali mi è capitato di conoscerne diversi. Ci sono quelli che vanno a caccia dello scoop a tutti i costi, quelli che si limitano a riportare le notizie per quel che sono e quelli che amano raccontare la verità, non perché questa sia necessariamente eclatante, ma perché provano il piacere (non sempre ben remunerato) di spiegare ai propri lettori come vanno le cose là fuori. E' una bella sfida confrontarsi con la verità, perché questa è spesso mutevole, sfuggente e cambia per il solo fatto di osservarla, come ci spiega la fisica quantistica (secondo cui un dato fenomeno cambia in funzione di chi lo guarda). Succede anche con le interviste, anzi queste sono la prima fonte di informazione capace di cambiare e trasformarsi quasi che ci si trovi al cospetto di un multiverso nel quale mille versioni dello stesso artista dichiarano qualcosa modificandone ogni volta un particolare. La confusione che ne deriva è difficile da controllare e riordinare, specie in un campo minato come la rete, dove un sito, un blog o una pagina social possono diventare in breve tempo fonte attendibile (ma anche precipitare altrettanto repentinamente nel buco nero dell'inaffidabilità). L'ultimo esempio in ordine di tempo è la risposta che Roger Taylor ha concesso nella sua ultima intervista al sito Ultimate Classic Rock (e che potete leggere
QUI) e che vi riporto integralmente:

venerdì 24 ottobre 2014

One Night in Hell: l'uscita ufficiale, la colonna sonora di Brian May, le app e tanto altro ancora

One Night in Hell arriva su iTunes a livello internazionale a partire dal 3 novembre 2014, insieme alla colonna sonora di Brian May, e un app sullo Store della Apple, oltre alla musica, il video e le proiezioni in tv e ai festival. I preordini iniziano il 27 ottobre 2014. Dal pluripremiato studio di animazione Unanico Group e dal visionario musicista rock Brian May, un fenomeno 3D della Parigi del 1860 è pronto a scatenarsi anche nel nostro secolo. In associazione con la London Stereoscopic Company, "One Night in Hell" è una breve animazione diabolica e spettacolare che racconta la storia del viaggio di un scheletro in un inferno stereoscopico. Usando una combinazione innovativa di CGI, 2D e animazione stop-motion, il film porta in vita per la prima volta le carte stereo Diableries che hanno affascinato per più di 150 anni e hanno ispirato i primi cineasti, tra cui Georges Méliès. Adattato dal libro, "Diableries: Stereoscopic Adventures in Hell" di Brian May, Denis Pellerin e Paula Fleming, il film dura per satanici 6 minuti e 66 secondi (666 è il numero attribuito nel Vangelo di San Giovanni alla figura dell'Anticristo, ndt), ed è diretto da Jason Jameson e James Hall, con una colonna sonora appositamente composta da Brian May. Il suono del film è stato mixato in formato Dolby Atmos che fornisce la massima chiarezza, ricchezza e dettagli, tutti elementi capaci di essere colti nelle sale cinematografiche selezionate.

Commentando One Night in Hell, Brian May ha detto: "Il mio sogno è sempre stato quello di portare queste meraviglie del 19° secolo fino ai giorni nostri, in una forma in cui possono essere ammirate da un nuovo pubblico. Quando Paul e il suo team mi hanno mostrato un secondo demo della loro idea di animazione e per la prima volta uno degli scheletri è venuto in vita, ho pensato di avere di fronte a me un pezzo molto significativo della magia che sarà capace di coinvolgere una nuova generazione. Questo non è mai stato fatto prima."

martedì 21 ottobre 2014

Intervista a Roger Taylor su Ultimate Classic Rock del 21 Ottobre 2014

Per più di 40 anni Roger Taylor è stato il batterista dei Queen e grazie a quel ruolo ha viaggiato per il mondo ed è stato parte di quella magica esperienza musicale che un musicista difficilmente potrebbe sperare di vivere. Nel frattempo ha anche trovato il tempo per dilettarsi più volte nel lavoro da solista, pubblicando album a suo nome e anche con una band parallela ai Queen, i The Cross. La Omnivore Recordings ha ora raccolto parte di quel materiale e ha realizzato due nuove collezioni. 'Best', che esce il 27 ottobre, che raccoglie 18 brani solisti a partite dal 1977 col singolo di debutto di Taylor, fino ad arrivare al suo ultimo lavoro, Fun On Earth, uscito nel 2013. La raccolta sarà disponibile sia su cd che vinile, con molti brani che fanno il loro debutto in vinile per la prima volta. The Lot, invece, offre una immersione più profonda nella carriera solista del batterista e sarà nei negozi il 10 novembre, e presenta la totalità della produzione di Taylor, suddivisa in 12 cd, tra cui quattro dischi di singoli e remix, più un dvd con video aggiuntivi e un libro fotografico di 64 pagine. Taylor ha raccontato a Ultimate Classic Rock queste nuove uscite, ma anche qualcosa della sua carriera nei Queen tra passato e presente.

Avere all'attivo otto album ti dà un sacco di materiale da cui scegliere. Come sei arrivato alla stesura finale della tracklist di Best? Cosa ha reso importanti nella tua testa queste canzoni?
“Beh, volevo tenere conto delle opinioni della gente, davvero. Quindi è stato messo insieme con quello che la gente sembra pensare quali siano le cose migliori che ho fatto, e mi sono trovato abbastanza d'accordo. Così, ho ascoltato l'altro giorno in macchina la versione finale e devo dire che suonano abbastanza bene nel loro insieme. Io non passo molto tempo ad ascoltare la mia roba. Sai, trovo che sia meglio farlo quando ci stai lavorando. Poi, quando le riascolti dopo un paio di anni, a volte vivi una bella sorpresa. Quindi, in realtà, penso che sia un buon gruppo di brani. Sono probabilmente i brani più accessibili tra quelli che ho fatto.”

Intervista a Brian May e Denis Pellerin sul Tate del 17 Ottobre 2014


Il chitarrista dei Queen Brian May, nonché astrofisico di fama, ha messo a disposizione una parte della sua collezione di fotografie stereoscopiche di epoca vittoriana per una nuova mostra presso la Tate Britain che durerà per i prossimi sei mesi. Abbiamo parlato con lui e con il collaboratore Denis Pellerin a proposito delle connessioni che hanno scoperto con i famosi dipinti da cui le cards traggono diretta ispirazione.

Brian May: “Questa è una passione che risale alla mia infanzia. La Weetabix aveva l'abitudine di regalare nelle confezioni di cereali delle cards stereo. Erano dei pacchetti nei quali potevi trovare queste cartoline con due immagini identiche affiancate e a prima vista poteva sembrare una cosa piuttosto piatta e noiosa. Ma poi, se le osservavi attraverso un visore stereoscopico, tutto prendeva improvvisamente vita. Così ho iniziato a chiedermi che senso aveva perdere del tempo con le foto in due dimensioni quando esisteva la possibilità di averle in tre dimensioni?!”

Come è nata l'idea per la mostra alla Tate Britain?

Denis Pellerin: “Sono sempre stato interessato alla pittura vittoriana e alla fotografia. Un giorno ho letto qualcosa a proposito di un quadro intitolato Chatterton di Henry Wallis del 1856 e di cui qualcuno aveva fatto una fotografia stereoscopica. Così ho iniziato a cercare altri esempi simili e mi ci sono voluti sei anni, ma alla fine ne ho trovate ben 92.”

La mostra espone alcuni dei dipinti originali insieme alle foto stereoscopiche basate su di essi. Come cambierà il modo di guardare a questi dipinti una volta che la gente avrà visitato la Tate?

DP: “Penso che darà modo alle persone di rendersi conto che i fotografi stavano seguendo quello che stava succedendo nel mondo dell'arte di quel periodo. Poche persone potevano permettersi di acquistare un dipinto originale, ma le cards stereo erano abbastanza economiche. Erano un modo di diffondere la cultura vittoriana.”

BM: “Guardarle mi fa sentire quasi come se fossi io stesso un vittoriano, riesco a percepirne la loro sensibilità e penso che un sacco di gente si sentirà in quel modo. Il mondo intero oggi può guardare questo tipo di immagini. La stereoscopia vittoriana invece è l'esatto contrario. Siete invitati a entrare e studiare come in un'immagine c'è tutto un mondo di dettagli su cui è possibile soffermarsi. Penso che in questo modo esse corrispondano in modo sorprendente ai dipinti che rappresentano.”

Negli ultimi anni, i film in 3D sono diventati di nuovo popolari. Usano tecniche simili alle fotografie stereo vittoriane?

BM: “Sì, in un certo senso non c'è nulla di nuovo. Quasi tutto ciò che può essere fatto con le immagini stereoscopiche era stato fatto a circa metà Ottocento. E' qualcosa di stupefacente: più si entra nel mondo della stereoscopia vittoriana e più ti rendi conto che le persone dell'epoca erano incredibilmente intelligenti. Per me è una rivendicazione dell'idea che non ci dovrebbe essere una demarcazione tra scienza e arte. Un sacco della mia vita è basata sulla riscoperta del fatto che la scienza e l'arte devono essere apprezzate assieme, altrimenti ci si perde un sacco di bellezza della natura e della creazione.”

(Fonte: www.tate.org.uk | www.brianmay.com)


@Last_Horizon

lunedì 20 ottobre 2014

Intervista a Brian May sul Telegraph del 18 Ottobre 2014

Durante i gloriosi anni della storia dei Queen, mentre Freddie Mercury, uno dei più grandi miti della storia del rock'n'roll, passava il suo tempo con ermafroditi e nani muniti di vassoi porta cocaina (ci si riferisce evidentemente alle leggendarie feste della band, ndt), Brian May andava a caccia di ben altri tesori. Mentre il gruppo girava il mondo in tour, il chitarrista impiegava il proprio tempo per andare a caccia di fotografie stereoscopiche: “Mi piaceva andare fuori la mattina e comprarne una o due ne negozi del posto”, spiega lo stesso Brian mentre lo intervisto seduto ad una scrivania della sua casa nel Berkshire ricolma di lampade e microscopi. “Era una cosa davvero bella da fare per me e riempivo la mia valigia di tutti questi acquisti.”

Prima di accomodarci alla scrivania abbiamo attraversato i vari piani della sua abitazione e lungo le scale ho potuto ammirare le foto e i tanti ricordi della sua carriera. Al piano di sopra una serie di chitarre abbelliscono il corridoio che conduce nel sottotetto dove è ubicato il suo ufficio. Questo è colmo di carte e documenti, ma a colpirmi sono soprattutto i tanti visori ed oculari che mi fanno venire in mente l'era del gotico e le sue atmosfere grottesche.

"La mia passione per il mondo della stereoscopia non ha davvero limiti," dice, spolverando uno sgabello su cui mi posso sedere mentre lui prende posto dall'altra parte del tavolo.

La fotografia stereo si ottiene affiancando due immagini leggermente sfalsate tra loro che, se osservate attraverso un visore 3D, risulteranno avere l'effetto della profondità. Contrariamente a quanto si pensa, questo non è un ritrovato del cinema moderno, ma era già di moda in epoca vittoriana (attorno alla metà del 1800, ndt) e, al suo apice nel 1860, migliaia di carte stereo venivano prodotte e vendute dai negozianti di Oxford Street e dalla London Stereoscopic Company, di cui oggi lo stesso May è socio e sostenitore. La maggior parte di queste cards raffiguravano il mondo della natura o costrutizioni famose, cose come le piramidi o i grandi ghiacciai del nord, ma il mercato fu invaso anche da cartoline ispirate a temi più sentimentali e scene soprannaturali.

Nel 2008 May - l'anno precedente aveva ottenuto un dottorato in astrofisica presso l'Imperial College di Londra – si è impegnato per riportare in vita l'allora ormai defunta London Stereoscopic Company. Accanto a lui in quest'impresa c'era l'appassionato studioso francese Denis Pellerin, con il quale il chitarrista ha preso contatto fino a stringere una vera e propria collaborazione grazie alla quale ha potuto catalogare la propria collezione e mettere ordine in quella della LSC. E proprio questo mese i due sono impegnati nella presentazione del loro nuovo libro intitolato The Poor Man's Picture Gallery, che prende in prestito il titolo da un articolo di giornale del 1858 in cui uno scrittore loda la fotografia stereoscopica per "la capacità che ha avuto di consentire anche alle famiglie povere l'accesso al mondo dell'arte”. Il libro, riprendendo lo spirito delle immagini in esso contenute, crea dei collegamenti straordinari le cartoline stereo e i dipinti, che a metà del 1800 vennero rappresentati dal vero e fotografati in 3D proprio per permettere a tutti di ammirarli acquistando le cards. Un lavoro davvero sontuoso che ora può anche essere ammirato presso la Tate Britain dove saranno in mostra per i prossimi sei mesi dodici opere d'arte della collezione vittoriana e preraffaellita realizzate all'epoca in versione stereoscopica. La stereografia era quindi una forma molto accessibile di intrattenimento. In ogni casa della borghesia dell'epoca era possibile trovare visore stereo e una serie di cards, esattamente come oggi ci aspetteremmo di trovare in soggiorno un lettore dvd e i relativi dischi. Il fenomeno era talmente in voga che esista anche la possibilità di affittare per una serata il necessario per una proiezione in 3D da fare a casa propria, magari per allietare una serata in famiglia o tra amici. Ma non era un divertimento solo per poveri: sappiamo, infatti che anche la Regina Vittoria possedeva centinaia di cards. Con la sua carta da parati ruvida, i gadget e le foto autografate, l'ufficio di May ha molto dell'atmosfera tipica della camere di uno studente. Probabilmente non è tanto diversa da quella in cui da ragazzino ha scoperto per la prima volta le cartoline stereo grazie alle carte prodotte dalla VistaScreen e che Brian raccoglieva dalle confezioni dei cereali Weetabix:

"Trovato che queste cards fossero magiche", mi dice May mentre indossa una t-shirt dei Foo Fighters abbinata ad un paio di pantaloncini, e un un paio di occhiali di tartaruga che gli penzolano sul petto alla fine di una catenina che tiene attorno al collo. "Mentre le osservavo attraverso lo stereoscopio, finivo letteralmente in un altro mondo. Era come entrare direttamente in contatto con le immagini che ossservavo."

Mentre siamo qui arriva Denis Pellerin che sorprende May con una serie di cards della VistaScreen realizzate negli anni Sessanta e dedicate a Sam Sawyer. "Razzi inviati dalla Terra alla conquista della Luna!", legge ad alta voce per spiegarmi di cosa si tratta. Poi non resiste e inizia ad osservarle attraverso un visore di plastica rossa e intanto dice sogghignante di soddisfazione: "Questo è lo stesso visore che utilizzavo quando ero un ragazzino."

La stereoscopia funziona di fatto replicando la visione dell'occhio umano che è, ovviamente, tridimensionale. Anche se ci si copre un occhio, sembra che si stia ancora osservando ciò che abbiamo attorno in 3D, ma in realtà questa è in gran parte un'illusione prodotta dal nostro cervello. Questo è abituato fin dai primi giorni di vita a riconoscere la profondità sfruttando alcune caratteristiche dell'ambiente circostante, come le ombre. Lo scienziato che è in May non può fare a meno di spiegare il principio:

"Si chiama parallasse. Significa che il tuo occhio destro vedrà sempre una versione leggermente diversa rispetto all'occhio sinistro, ma il tuo cervello mette queste due immagini insieme e costruisce una immagine 3D. Succede milioni di volte al giorno, è un miracolo che però diamo completamente per scontato.”

Come un bambino, May ha raccolto nel corso degli anni centinaia di cards stereo:

"Avevo una vera passione per queste cose. Così una volta ho preso la mia macchina fotografica da due penny e sei cents acquistata da Woolworth e ho fatto due foto alla mia moto che ho poi incollato su un cartoncino. Poi ho messo la cartolina così realizzata su un visore della e Weetabix e ha funzionato."

E' importante notare che le versioni dei dipinti fotografate in versione stereo dai vittoriani erano prodotte ricreando i quadri stessi dal vero, come fossero set teatrali. Può sembrare una cosa da niente, ma farlo per un dipinto come il Derby Day di Francis Frith, popolato da centinaia di persone, non deve essere stata un'impresa da poco. Tra i gioielli della collezione di May vi sono due dagherrotipi (la dagherrotipia fu il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini e si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui è stato applicato elettroliticamente uno strato d'argento, quest'ultimo viene sensibilizzato alla luce con vapori diiodio. La lastra deve quindi essere esposta entro un'ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti, ndt) stereo davvero unici: uno rappresenta la figlia della Regina Vittoria, Vicky, il giorno delle nozze; un altro - che May stesso mi mostra – mostra l'interno della originale Crystal Palace (costruzione in ferro in stile vittoriano eretta a Londra nel 1851 per ospitare la prima Esposizione Universale. Fu installato a Hyde Park per poi essere smontato e ricostruito in un'altra zona della città, a Sydenham Hill nel 1852. Distrutto da un incendio nel 1936, deve il suo nome ad una proposta di un famoso periodico di satira, il Punch):

"Quello che hai in mano poteva essere acquistato dai visitatori dell'Esposizione Univerale”

"In realtà no, questa fu fatta in Francia" lo corregge Pellerin. Ma anche così, guardando l'originale Crystal Palace attraverso gli occhi vittoriani è davvero impressionante: si prova per davvero la sensazione di poter camminare all'interno di questo palazzo che ormai non esiste più. Dopo The Poor Man's Picture Gallery, London Stereoscopic Company ha in programma la pubblicazione di un nuovo libro stereoscopico, sempre curato dal duo May-Pellerin, e intitolato Crinoline, un soggetto molto popolare per i fotografi vittoriani, a cui piaceva scherzare sulla loro capacità di nascondere gli amanti agli occhi dei mariti, ma anche di prendere facilmente fuoco.

May ha anche in programma di pubblicare un libro stereoscopico con le foto che ha scattato in tour con i Queen. Risalgono al periodo di Radio Ga Ga:

"Spesso lasciavo la mia macchina fotografica stereo ai fotografi presenti ai concerti, per cui c'è davvero molto materiale e ci sono tanti scatti che ritraggono Freddie," dice pensieroso. "Questo è il bello della fotografia stereo. Sembra così reale, sano ed energico. Quando le guardo sembra di poterlo raggiungere e toccarlo."

Durante la nostra conversazione, lo sguardo mi cade su una foto della signora May, l'attrice Anita Dobson. Mi chiedo se anche lei si è appassionata alla causa stereoscopico e mi domando cosa ne faccia del guazzabuglio di scatole, carte e macchine fotografiche che sono in giro per la casa:

"Lei sa che io sono un solitario", dice May. "Ma a lei piace qualunque cosa mi rende felice."


Clicca QUI per conoscere il calendario con i prossimi appuntamento con Brian May


@Last_Horizon

Intervista a Brian May sul The Guardian del 18 Ottobre 2014

E' il 1963 e sullo sfondo della scena rock'n'roll emergente un adolescente che si è costruito una chitarra in casa con suo padre. Cinquanta anni dopo quell'adolescente si è trasformato in Brian May, il "dio della chitarra", e cuore di una delle più grandi rock band del mondo, i Queen. E quella chitarra fatta in casa – chiamata Red Special – che ha iniziato la sua vita come un hobby tra padre e figlio, ha raggiunto lo status di icona. E' la Red , o "la vecchia signora", come la chiama affettuosamente Brian, che si sente in ogni album dei Queen e che lui suona in ogni concerto. E' la chitarra con cui ha suonato l'inno nazionale dal tetto di Buckingham Palace nel 2002 per il Golden Jubilee della Regina d'Inghilterra. In tour ha una propria guardia del corpo ed è diventata un marchio – la Brian May Guitars – che produce repliche a prezzi accessibili. Ora, per celebrare il 50° anniversario della Red Special e per la gioia degli appassionati di chitarra, Brian ha decostruito il proprio strumento in un nuovo libro che descrive ogni vite, molla e pezzo che lui e suo padre hanno usato per realizzare la chitarra. Ma, ad un livello più profondo, questo libro è soprattutto per Brian il racconto, svelato per la prima volta, della natura del complesso rapporto che aveva con suo padre. Sono passati più di venti anni dalla morte del padre, ma quando ne parla, Brian si commuove visibilmente quando ricorda il loro tempo prezioso trascorso in laboratorio per costruire la Red Special:


venerdì 17 ottobre 2014

La magia di una notte di mezza estate: il ricordo del concerto dei Queen a Newcastle del 1986

Quando il leggendario cantante Freddie Mercury è morto nel 1991 alla prematura età di 45 anni, la maggior parte delle persone pensava che per la band fosse la fine. Infatti, il chitarrista del gruppo Brian May ha dichiarato di recente: "Quando Freddie è morto, ho pensato, 'Questo è tutto. Lo abbiamo fatto. E' stata una grande vita. Ora, è il momento di avere una vita diversa ', e per anni, non abbiamo provato in alcun modo ad essere i Queen". Non sarà mai più la stessa cosa senza il cantante, ma May e il batterista Roger Taylor hanno cominciato a volare di nuovo che la bandiera dei Queen tornasse a sventolare. Così la metà degli anni 2000 ha visto una proficua collaborazione con l'ex front dei Bad Company e Free Paul Rodgers e, nel 2012, è nata la collaborazione col cantante americano Adam Lambert. Fortunatamente per i fans dei Queen, il tour con Lambert toccherà anche sette città inglesi, tra cui una notte a Newcastle presso il Metro Radio Arena, a gennaio del prossimo anno. Il progetto è emozionante, anche se non è possibile paragonarlo a quanto i Queen fecero hanno fatto negli anni Settanta e Ottanta con Mercury e il bassista John Deacon ora in pensione, due decadi che li hanno visti suonare nella regione in numerose occasioni. Dopo il loro debutto nel Nord Est al Newcastle Mayfair nel mese di agosto del 1973, i Queen si diressero verso il nord con regolarità, suonando in una sola occasione nel Sunderland, ma il più delle volte alla Newcastle City Hall. Gli ultimi due grandi spettacoli al leggendario Toon si svolsero alla fine del 1979, prima che i Queen andassero a suonare negli Stati Uniti, in Sud Africa, Sud America e nel resto d'Europa. La band ha fatto però un'ultima grande esibizione al St James Park nell'estate del 1986, quando sono arrivati ad essere considerati la più grande band del mondo, anche grazie alla leggendaria performance sul palco del Live Aid.

Quel mercoledì 9 luglio ha visto i Queen scuotere la casa del Newcastle United fino alle fondamenta. Per l'occasione venne anche pubblicato un numero speciale del Chronicle per ricordare quella notte in cui furono protagonisti anche i 38.000 spettatori che mandarono il concerto sold-out. La band ottenne ottime recensioni dalla stampa il giorno successivo, con Freddie Mercury che negò negò categoricamente le voci di una rottura all'interno del gruppo: "Non siamo male per essere quattro stanche, vecchie regine", ha Mercury con la folla in delirio. Il Chronicle di quei giorni racconta: "Durante il concerto ci sono stati romanticismo e dramma in abbondanza, a partire dal pezzo di apertura One Vision, alle successive Under Pressure, I Want To Break Free, Love Of My Life, Radio Ga Ga e We Will Rock You, oltre alla immancabile We Are The Champions. Durante lo show i Queen hanno anche dedicato del tempo ad una serie di interpretazioni di vecchi brani classici del rock'n'roll, come il successo di Ricky Nelson Hello Mary Lou e Tutti Frutti di Little Richard Tutti Frutti, prima di lasciare spazio alla tensione operistica di Bohemian Rhapsody". Chi scrisse quella recensione ebbe modo anche di elogiare la band di supporto, gli Status Quo che scaldarono la folla ben prima che Freddie e i ragazzi iniziassero a suonare sotto il tetto del St James. Quella sera nel 1986 nell'aria c'era davvero "una specie di magia".


Un mio commento – Il Magic Tour fu uno dei più importanti della storia del rock, non solo per i Queen. In quel periodo suonare negli stadi era ancora qualcosa che emozionava e trasformava i campi di calcio in qualcosa di più di semplici arene: chi partecipava a quegli eventi sentiva su di sé il brivido dell'essere parte di qualcosa di unico e maestoso. I Queen furono letteralmente “campioni” di quel certo modo di fare musica, con la loro capacità di coinvolgere platee enormi ovunque andassero. Il Magic Tour in questo senso è una magnifica testimonianza di ciò che sapevano fare sul palco, così diverso da quelli che possiamo vedere oggi pieni di effetti, luci e schermi giganti che in qualche modo diventano i veri protagonisti dello spettacolo. Con i Queen accadeva l'esatto contrario e le strutture, per quanto enormi, erano semplici cornici per il vero evento che si svolgeva di fronte al pubblico. Ammirare Freddie Mercury con la sua capacità di “tenere il palco” lascia ancora oggi a bocca aperta. Il fatto che il Magic sia anche stato l'ultimo tour dei Queen nella loro formazione originale attribuisce a certe immagini un connotato nostalgico di cui ormai è impossibile fare a meno, soprattutto se si tiene conto che concerti come Wembley e Newcastle sono la conferma di quanto alto fosse il potenziale che i Queen erano ancora in grado di dare nonostante le controversie tra i membri della band e il mondo musicale in costante fermento tra nuovi stili, mode e sonorità. Naturalmente la storia del gruppo è proseguita con altri due album, a conferma che i Queen sono stati in grado di superare indenni anche gli anni Ottanta. Resta il rammarico di non sapere cosa avrebbero potuto fare sul palco. Ma rimane anche la certezza che avrebbero stupito ancora e che Freddie Mercury avrebbe fatto un altro passo per diventare leggenda, un connotato che gli va attribuito non per essere “l'ennesima stella del rock morta prematuramente”, ma per aver fatto in vita ciò che nessun altro è mai stato capace di replicare.

Lo show di Newcastle iniziò con l'esibizione degli Status Quo. Questi i brani che proposero al pubblico:

Whatever You Want; Paper Plane; Roll Over Lay Down; Little Lady; Mystery Song / Railroad / Most of the Time / Wild Side of Life / Rollin’ Home / Again and Again / Slow Train; Hold You Back; Don’t Drive My Car; Dirty Water; Rockin’ All Over the World; Big Fat Mama; Don’t Waste My Time; Roadhouse Blues. Encore: Caroline; Rain.

Questa la setlist dei Queen:

One Vision; Tie Your Mother Down; In the Lap of the Gods… Revisited; Seven Seas of Rhye; Tear It Up; A Kind of Magic; Under Pressure; Another One Bites the Dust; Who Wants to Live Forever;I Want to Break Free; Impromptu; Now I’m Here; Love of My Life; Is This the World We Created…?; (You’re So Square) Baby I Don’t Care/Hello Mary Lou/Tutti Frutti; Bohemian Rhapsody; Hammer to Fall; Crazy Little Thing Called Love. Encore 1: Radio Ga Ga. Encore 2: We Will Rock You; Friends Will Be Friends; We Are the Champions; God Save the Queen.

Come confermato dal sito queenconcert, di Newcastle esistono due video: uno amatoriale della durata di 80 minuti, un altro di 15 minuti girato per la televisione. L'audio completo della durata di 117 minuti è invece disponibile su numerosi siti di file sharing, primo fra tutti Queenzone.


@Last_Horizon

lunedì 13 ottobre 2014

Intervista a Brian May sull'Huffington Post del 10 Ottobre 2014



Brian May rivela di essere rimasto sorpreso da quello che ha sentito quando ha scovato alcune tracce abbandonate e ora ritrovate e pubblicate per l'album Queen Forever, che offrirà ai fan tre canzoni completamente nuove (ma sul concetto di nuove noi fans avremmo da ridire almeno per un due pezzi, ndt) con alla voce il loro frontman Freddie Mercury. La band ha rilasciato pochi giorni fa il trailer ufficiale per l'uscita dell'album, che offre la possibilità di ascoltare i tre brani in questione, compresa la canzone che hanno registrato assieme a Michael Jackson, e intitolata There Must Be More To Life Than Tigs, oltre alla versione dei Queen del brano già pubblicato da Freddie come solista, Love Kills, e una canzone che Brian rivela che nessuno ha mai sentito prima, perché è venuto alla luce per puro caso:
"Si chiama Let Me In Your Heart Again ed è stata abbandonata all'epoca per vari motivi tecnici, ma sono stato in grado di trasferire le multi-tracce analogiche in digitale e su di esse ho fare alcune riparazioni, quindi è un qualosa che ha funzionato dall'inizio alla fine. Ma in fondo in questo brano si sente noi quattro che suoniamo insieme come la band che eravamo nell 1984 o giù di lì. E' una canzone di cui nessuno ha mai sentito parlare, e questo è un brivido." (anche su questo va detto che in realtà tra i fans l'esistenza di questo brano era già nota da diversi anni, ndt).


venerdì 10 ottobre 2014

Breaking News: One Night in Hell, il nuovo singolo di Brian May

Qualche giorno fa vi ho parlato di un nuovo progetto cinematografico in cui Brian May è coinvolto in veste di autore della colonna sonora. No, non mi riferisco al film 51 Degrees North (in uscita nel 2015) ma ad un cortometraggio di animazione intitolato One Night in Hell. Si tratta di un corto della durata di circa 7 minuti realizzato con la tecnica definita "stop-motion", piuttosto familiare a Tim Burton e ai suoi fans. Se avete visto film come Nightmare Before Christmas sapete a cosa mi riferisco (altri esempi dello stesso genere sono i divertenti Galline in Fuga e Wallace & Gromit). In questo caso la pellicola prende spunto da una delle grandi passioni di Brian May, la fotografia stereoscopica e l'affascinante mondo delle Diableries, quella serie di cards in 3D realizzate a metà Ottocento in Francia per sbeffeggiare i potenti dell'epoca attraverso un'ironica e tenebrosa rappresentazione dell'inferno.

mercoledì 8 ottobre 2014

Intervista a Grigorij Richters, il regista di 51 Degrees North, il film con la colonna sonora di Brian May

 Raccontaci un po' di te e di come sei diventato il regista e produttore del film 51 Degrees North:
“Ho iniziato la mia carriera di fronte alla macchina da presa da bambino come modello per alcune pubblicità in Germania. All'età di sei anni ero ossessionato dalle telecamere e così ho cominciato a fare i miei film utilizzando una videocamera JVC Hi-8. Ho fatto un documentario su Franz Kafka che ho venduto ad una università tedesca, e ho diretto a sedici anni un film di 30 minuti intitolato Vita di Dean. Ho completato i miei studi in cinematografia all'Università Hurtwood House nel Regno Unito ed ha continuato a studiare con il famoso regista ceco-americano Milos Forman alla FAMU Film School di Praga. Successivamente ho lavorato a New York come libero professionista e consulente di social media per MTV, dopodiché mi sono trasferito di nuovo nel Regno Unito dove sono stato assunto presso la Kevin Spacey Filmmaker in Residence all'Old Vic Theatre di Londra. Nel 2010 un amico mi ha mandato un documentario della BBC Horizon intitolato "Il buono, il brutto e il cattivo": trattava di asteroidi e delle minacce che rappresentano per il pianeta. Così, dopo aver visto il documentario sono rimasto scioccato. Il primo passo è stato andare su Google per fare delle ricerce sull'argomento e su quanto si sta facendo per affrontare il problema degli asteroidi che minacciano la Terra. Quando ho capito che non si stava facendo molto in questo campo a causa della mancanza di finanziamenti, mi sono sentito in qualche modo responsabile e investito del compito di fare qualcosa per sensibilizzare di più sul tema.. Ho contattato alcuni degli esperti citati nel documentario della BBC, uno dei quali è il Prof David Jewitt, che divenne un consigliere estremamente importante per il progetto 51 Degrees North. Nei mesi successivi abbiamo quindi costruito una storia fittizia intorno al tema e una volta completata sono iniziate le riprese circa sei mesi più tardi.”


Brian May al Cheltenham Literature Festival per presentare The Poor Man's Picture Gallery


Le recenti visite del chitarrista dei Queen Brian May a Gloucestershire sono nate per unirsi alla protesta contro un secondo abbattimento di tassi previsto nella contea. Tuttavia, al Festival della letteratura di Cheltenham, il 7 Ottobre l'argomento trattato è stato lontano dalle polemiche. Presentatosi modestamente come il "ragazzo che di solito suona la chitarra", Brian è stato raggiunto dallo storico della fotografia stereoscopica Denis Pellerin per portarci in un viaggio attraverso la storia. Una delle passioni di May che dura ormai da tutta la vita è la fotografia stereoscopica, una tecnica scoperta in epoca vittoriana grazie alla quale, affiancando due immagini leggermente diverse, offre una percezione della profondità in 3D.

martedì 7 ottobre 2014

Freddie Mercury Talks: un nuovo libro appena uscito

Come ti piacerebbe essere ricordato nel mondo della musica? Oh non lo so proprio, non ci ho mai pensato. Quando sarò morto, sarò morto. Non sta a me pensarci, lo facciano gli altri, cosa me ne frega? Questa è forse una delle dichiarazioni rilasciate da Freddie Mercury più famose, passate alla storia come una sorta di manifesto di ciò che era il cantante dei Queen, un uomo totalmente dedico alla musica, amante della vita e poco propenso ad occuparsi di ciò che sarebbe stato dopo. Nel libro "Freddie Mercury Talks" troverete l'intervista da cui queste parole provengono ma molte altre. L'autore, Mark Addams, ha messo assieme in ordine cronologico la maggior porte delle interviste rilasciate da Freddie, a partire dalla nascita dei Queen e fino a quelle risalenti al 1987. Il libro, edito dalla Blues Brothers Edizioni, è uscito ufficialmente il 12 Settembre, conta 200 pagine ed è già disponibile sia nei negozi che su amazon.it al prezzo di circa 12 euro (15 il prezzo effettivo di copertina). Al momento non è dato sapere se si tratti di una riedizione di un volume simile pubblicato già alcuni anni fa, né se la traduzione dei testi è stata opportunamente curata (purtroppo in fatto di editoria musicale l'Italia lascia spesso a desiderare). Di certo può essere interessante avere a disposizione una raccolta così vasta di interviste, sempre utili per conoscere e (ri)scoprire un personaggio unico nel suo genere, in una parola: straordinario. Anche nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa.


@Last_Horizon