Intervista a Brian May sul Telegraph del 18 Ottobre 2014

Durante i gloriosi anni della storia dei Queen, mentre Freddie Mercury, uno dei più grandi miti della storia del rock'n'roll, passava il suo tempo con ermafroditi e nani muniti di vassoi porta cocaina (ci si riferisce evidentemente alle leggendarie feste della band, ndt), Brian May andava a caccia di ben altri tesori. Mentre il gruppo girava il mondo in tour, il chitarrista impiegava il proprio tempo per andare a caccia di fotografie stereoscopiche: “Mi piaceva andare fuori la mattina e comprarne una o due ne negozi del posto”, spiega lo stesso Brian mentre lo intervisto seduto ad una scrivania della sua casa nel Berkshire ricolma di lampade e microscopi. “Era una cosa davvero bella da fare per me e riempivo la mia valigia di tutti questi acquisti.”

Prima di accomodarci alla scrivania abbiamo attraversato i vari piani della sua abitazione e lungo le scale ho potuto ammirare le foto e i tanti ricordi della sua carriera. Al piano di sopra una serie di chitarre abbelliscono il corridoio che conduce nel sottotetto dove è ubicato il suo ufficio. Questo è colmo di carte e documenti, ma a colpirmi sono soprattutto i tanti visori ed oculari che mi fanno venire in mente l'era del gotico e le sue atmosfere grottesche.

"La mia passione per il mondo della stereoscopia non ha davvero limiti," dice, spolverando uno sgabello su cui mi posso sedere mentre lui prende posto dall'altra parte del tavolo.

La fotografia stereo si ottiene affiancando due immagini leggermente sfalsate tra loro che, se osservate attraverso un visore 3D, risulteranno avere l'effetto della profondità. Contrariamente a quanto si pensa, questo non è un ritrovato del cinema moderno, ma era già di moda in epoca vittoriana (attorno alla metà del 1800, ndt) e, al suo apice nel 1860, migliaia di carte stereo venivano prodotte e vendute dai negozianti di Oxford Street e dalla London Stereoscopic Company, di cui oggi lo stesso May è socio e sostenitore. La maggior parte di queste cards raffiguravano il mondo della natura o costrutizioni famose, cose come le piramidi o i grandi ghiacciai del nord, ma il mercato fu invaso anche da cartoline ispirate a temi più sentimentali e scene soprannaturali.

Nel 2008 May - l'anno precedente aveva ottenuto un dottorato in astrofisica presso l'Imperial College di Londra – si è impegnato per riportare in vita l'allora ormai defunta London Stereoscopic Company. Accanto a lui in quest'impresa c'era l'appassionato studioso francese Denis Pellerin, con il quale il chitarrista ha preso contatto fino a stringere una vera e propria collaborazione grazie alla quale ha potuto catalogare la propria collezione e mettere ordine in quella della LSC. E proprio questo mese i due sono impegnati nella presentazione del loro nuovo libro intitolato The Poor Man's Picture Gallery, che prende in prestito il titolo da un articolo di giornale del 1858 in cui uno scrittore loda la fotografia stereoscopica per "la capacità che ha avuto di consentire anche alle famiglie povere l'accesso al mondo dell'arte”. Il libro, riprendendo lo spirito delle immagini in esso contenute, crea dei collegamenti straordinari le cartoline stereo e i dipinti, che a metà del 1800 vennero rappresentati dal vero e fotografati in 3D proprio per permettere a tutti di ammirarli acquistando le cards. Un lavoro davvero sontuoso che ora può anche essere ammirato presso la Tate Britain dove saranno in mostra per i prossimi sei mesi dodici opere d'arte della collezione vittoriana e preraffaellita realizzate all'epoca in versione stereoscopica. La stereografia era quindi una forma molto accessibile di intrattenimento. In ogni casa della borghesia dell'epoca era possibile trovare visore stereo e una serie di cards, esattamente come oggi ci aspetteremmo di trovare in soggiorno un lettore dvd e i relativi dischi. Il fenomeno era talmente in voga che esista anche la possibilità di affittare per una serata il necessario per una proiezione in 3D da fare a casa propria, magari per allietare una serata in famiglia o tra amici. Ma non era un divertimento solo per poveri: sappiamo, infatti che anche la Regina Vittoria possedeva centinaia di cards. Con la sua carta da parati ruvida, i gadget e le foto autografate, l'ufficio di May ha molto dell'atmosfera tipica della camere di uno studente. Probabilmente non è tanto diversa da quella in cui da ragazzino ha scoperto per la prima volta le cartoline stereo grazie alle carte prodotte dalla VistaScreen e che Brian raccoglieva dalle confezioni dei cereali Weetabix:

"Trovato che queste cards fossero magiche", mi dice May mentre indossa una t-shirt dei Foo Fighters abbinata ad un paio di pantaloncini, e un un paio di occhiali di tartaruga che gli penzolano sul petto alla fine di una catenina che tiene attorno al collo. "Mentre le osservavo attraverso lo stereoscopio, finivo letteralmente in un altro mondo. Era come entrare direttamente in contatto con le immagini che ossservavo."

Mentre siamo qui arriva Denis Pellerin che sorprende May con una serie di cards della VistaScreen realizzate negli anni Sessanta e dedicate a Sam Sawyer. "Razzi inviati dalla Terra alla conquista della Luna!", legge ad alta voce per spiegarmi di cosa si tratta. Poi non resiste e inizia ad osservarle attraverso un visore di plastica rossa e intanto dice sogghignante di soddisfazione: "Questo è lo stesso visore che utilizzavo quando ero un ragazzino."

La stereoscopia funziona di fatto replicando la visione dell'occhio umano che è, ovviamente, tridimensionale. Anche se ci si copre un occhio, sembra che si stia ancora osservando ciò che abbiamo attorno in 3D, ma in realtà questa è in gran parte un'illusione prodotta dal nostro cervello. Questo è abituato fin dai primi giorni di vita a riconoscere la profondità sfruttando alcune caratteristiche dell'ambiente circostante, come le ombre. Lo scienziato che è in May non può fare a meno di spiegare il principio:

"Si chiama parallasse. Significa che il tuo occhio destro vedrà sempre una versione leggermente diversa rispetto all'occhio sinistro, ma il tuo cervello mette queste due immagini insieme e costruisce una immagine 3D. Succede milioni di volte al giorno, è un miracolo che però diamo completamente per scontato.”

Come un bambino, May ha raccolto nel corso degli anni centinaia di cards stereo:

"Avevo una vera passione per queste cose. Così una volta ho preso la mia macchina fotografica da due penny e sei cents acquistata da Woolworth e ho fatto due foto alla mia moto che ho poi incollato su un cartoncino. Poi ho messo la cartolina così realizzata su un visore della e Weetabix e ha funzionato."

E' importante notare che le versioni dei dipinti fotografate in versione stereo dai vittoriani erano prodotte ricreando i quadri stessi dal vero, come fossero set teatrali. Può sembrare una cosa da niente, ma farlo per un dipinto come il Derby Day di Francis Frith, popolato da centinaia di persone, non deve essere stata un'impresa da poco. Tra i gioielli della collezione di May vi sono due dagherrotipi (la dagherrotipia fu il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini e si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui è stato applicato elettroliticamente uno strato d'argento, quest'ultimo viene sensibilizzato alla luce con vapori diiodio. La lastra deve quindi essere esposta entro un'ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti, ndt) stereo davvero unici: uno rappresenta la figlia della Regina Vittoria, Vicky, il giorno delle nozze; un altro - che May stesso mi mostra – mostra l'interno della originale Crystal Palace (costruzione in ferro in stile vittoriano eretta a Londra nel 1851 per ospitare la prima Esposizione Universale. Fu installato a Hyde Park per poi essere smontato e ricostruito in un'altra zona della città, a Sydenham Hill nel 1852. Distrutto da un incendio nel 1936, deve il suo nome ad una proposta di un famoso periodico di satira, il Punch):

"Quello che hai in mano poteva essere acquistato dai visitatori dell'Esposizione Univerale”

"In realtà no, questa fu fatta in Francia" lo corregge Pellerin. Ma anche così, guardando l'originale Crystal Palace attraverso gli occhi vittoriani è davvero impressionante: si prova per davvero la sensazione di poter camminare all'interno di questo palazzo che ormai non esiste più. Dopo The Poor Man's Picture Gallery, London Stereoscopic Company ha in programma la pubblicazione di un nuovo libro stereoscopico, sempre curato dal duo May-Pellerin, e intitolato Crinoline, un soggetto molto popolare per i fotografi vittoriani, a cui piaceva scherzare sulla loro capacità di nascondere gli amanti agli occhi dei mariti, ma anche di prendere facilmente fuoco.

May ha anche in programma di pubblicare un libro stereoscopico con le foto che ha scattato in tour con i Queen. Risalgono al periodo di Radio Ga Ga:

"Spesso lasciavo la mia macchina fotografica stereo ai fotografi presenti ai concerti, per cui c'è davvero molto materiale e ci sono tanti scatti che ritraggono Freddie," dice pensieroso. "Questo è il bello della fotografia stereo. Sembra così reale, sano ed energico. Quando le guardo sembra di poterlo raggiungere e toccarlo."

Durante la nostra conversazione, lo sguardo mi cade su una foto della signora May, l'attrice Anita Dobson. Mi chiedo se anche lei si è appassionata alla causa stereoscopico e mi domando cosa ne faccia del guazzabuglio di scatole, carte e macchine fotografiche che sono in giro per la casa:

"Lei sa che io sono un solitario", dice May. "Ma a lei piace qualunque cosa mi rende felice."


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