martedì 19 aprile 2016

Ecco come cantava Freddie Mercury secondo gli scienziati


I grandi artisti racchiudono sempre un mistero che scienziati o semplici appassionati tentano di svelare. Accade con i grandi pittori o per gli scienziati che hanno rivoluzionato il mondo con le loro sorprendenti intuizioni. Ma accade anche nel mondo della musica quando un musicista o un cantante hanno segnato in modo indelebile la storia. E’ il caso di Freddie Mercury e delle sue capacità vocali, non ancora del tutto comprese.


Con un recente studio pubblicato in Logopedics Phoniatrics Vocology, un team di esperti si è cimentato nell'ambizioso compito di analizzare la voce di Freddie per meglio comprendere come usasse la sua voce. Selezionando le registrazioni in studio tratte dalla The Solo Collection e quelle con i Queen, scienziati austriaci, cechi e svedesi ritengono di aver individuato alcune interessanti peculiarità sulla voce dei Queen, definita una volta "una forza della natura con la velocità di un uragano."

Ci sono state nel corso degli anni una serie di speculazioni sulla estensione vocale di Freddie e in molti hanno sempre ritenuto che questa potesse superare le quattro ottave, sebbene la tesi non potesse essere dimostrata sperimentalmente.. L'autore principale dello studio, lo scienziato austriaco Christian Herbst, ritiene invece che l’estensione vocale di Freddie fosse "normale per un adulto sano, non di più, niente di meno."

Contrariamente a quanto si pensa quindi, Freddie era un più  probabilmente un baritono che ha cantato come un tenore con una capacità di controllo eccezionale sulla propria tecnica vocale.

Ma l’aspetto più interessante di questo studio è l’analisi delle particolari caratteristiche vocali possedute da Freddie. In particolare, gli scienziati coinvolti nel progetto hanno esaminato la distorsione intenzionale di Freddie utilizzata per produrre un suono chiamato “rombo”. Per sondare questo aspetto,  la laringe di Freddie è stata visionata con una telecamera ad alta velocità capace di riprodurre oltre 4.000 fotogrammi al secondo. Gli autori hanno così potuto ricostruire come Freddie Mercury, nella sua fase più stravagante ed eccentrica, sia stato in grado di portare al limite la propria voce.

Ciò che è stato individuato è un fenomeno fisico chiamato “vibrazioni subarmoníche”. E’ una peculiarità già evidenziata nel canto etnico siberiano, nel quale non vibrano solo le corde vocali, ma anche una coppia di strutture chiamate “pieghe ventricolari”, dei tessuti che normalmente non sono utilizzati per parlare o per il canto classico. Inoltre gli scienziati hanno mostrato come la maggior parte dei cantanti pop/rock hanno vibrato regolare, mentre quello di Freddie era più irregolare e insolitamente veloce.

Uno studio questo che contribuisce non solo alla comprensione scientifica della voce di Freddie ma anche a confermare una volta di più quanto fondamentale e unico sia stato il suo ruolo nel mondo della musica.


@Last_Horizon