martedì 11 aprile 2017

Intervista a Brian May su Music Radar del 10 Aprile 2017

 
Si può anche avere una carriera sfolgorante che dura da più di 50 anni, ma Brian May ammette che il suo talento per la creazione di tanti riff di chitarra diventati vere e proprie icone rimane un mistero anche per lui. Ma per noi che siamo ancora alle prese con l’imparare l’arte dello scrivere assoli, è rassicurante sapere che secondo Brian non esiste una formula segreta per riuscirci.


L'ultimo esempio in ordine di tempo di ciò che è in grado di fare Brian May con la sua chitarra si trova nel brano Roll With You, il primo singolo estratto da Golden Days, il nuovo album appena uscito e che il chitarrista ha realizzato assieme alla cantante Kerry Ellis.

“Io non so da dove il riff di Roll With You sia venuto fuori. Non so mai da dove arrivano. Ero alla ricerca di qualcosa che potessi suonare in modo interattivo con Kerry. Ho pensato che sarebbe stato bello avere un riff insistente che sfidasse la voce di Kerry per tutta la durata del brano. Quel riff è spuntato nella mia testa all’improvviso. Certo ero consapevolmente alla ricerca di qualcosa di simile, credo, ma da dove queste cose vengono io non lo so davvero. Lo senti prima nella tua testa e poi tenti di riprodurlo. I riffs: chissà da dove vengono?”

Su Golden Days non troveremo solo materiale inedito, ma anche varie cover, tra cui la rielaborazione di Parisienne Walkways di Gary Moore.

“Mi è stato chiesto di fare un omaggio a Gary Moore, e Parisienne Passerelle non era stata scelta rifatta da nessun altro finora, così ho pensato che sarebbe stata una grande traccia per me, perché è molto lirica. Ho sempre ammirato Gary. Quello che abbiamo fatto è stato ricreare il brano in un modo che non fosse troppo dissimile dall’originale, ma ho anche voluto progettarlo in modo che si adattasse alla voce di Kerry. E' stato un po' un salto nel buio perché non credo che nessuno l’abbia mai intesa come una canzone adatta ad una voce femminile, ma appena ascolti Kerry ti rendi conto che suona in modo naturale, ma anche in modo diverso. È stato perfetto.”

Di fatto è un brano che definisce perfettamente lo stile dell’intero album.

“E' bello anche perché Parisienne Walkways era il luogo in cui abbiamo deciso che questo album doveva essere il risultato del nostro lavoro insieme, piuttosto che un album solista di Kerry, e infatti la chitarra è la voce principale su questo brano. Quella canzone funziona davvero bene per noi in termini di collaborazione.”

Golden Days presenta quindi la reinterpretazione di alcuni brani classici, ma lo stile chitarristico di Brian non è poi diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere in tutti questi anni.

“Rispetto alla strumentazione, non ho fatto grandi cambiamenti rispetto ad una volta. Utilizzo ancora gli amplificatori AC30 e un booster e ovviamente la chitarra è la stessa che ho costruito con mio padre. Non mi piace utilizzare molti effetti. Uso un delay per fare certe cose, ma soprattutto su questo album non credo che ci siano grandi effetti. Ho preferito suonare e basta, senza troppe complicazioni.”

Questo inconfondibile approccio di Brian May alla chitarra rimane un elemento rassicurante in tutto l'album.

“Mi piace considerare la mia chitarra come una voce che sta accanto a Kerry ed è sempre stato questo il mio modo di approcciare il mio lavoro. Se si ascolta We Are The Champions, la chitarra è la seconda voce del brano, e mi ricordo che durante la registrazione del pezzo Freddie spingeva con la mano contro la chitarra per creare l’effetto per l'ultimo coro. Mi sembrava fosse esagerato, ma lui mi disse era la sua voce che stava combattendo con la mia. Ecco come vedo la chitarra. Con questo strumento ci puoi fare un sacco di cose, ma dopo l’avvento di Hendrix è diventato soprattutto una voce che chiede di essere ascoltata nello stesso modo in cui ascolteresti una voce umana.”

Brian inoltre crede nell'importanza di trovare il giusto partner musicale.
“Credo che una cosa fondamentale che ti consente di suonare in modo fresco la chitarra sia quello di circondarti di persone capaci di ispirarti. In questo senso sono stato molto fortunato ad aver trovato Kerry. Se non altro, lavorando con lei ho trovato un fantastico veicolo per ogni canzone. Non si potrebbe desiderare di meglio. Lei è una persona che può portare le proprie interpretazioni ad un livello di grande interattività. Questo è stato grande per me. Non sono sicuro che sarei ancora impegnato a scrivere se non avessi incontrato Kerry. E' molto difficile non avere più Freddie con me. Questo perché Freddie era una persona straordinaria con cui interagire. Lui era capace di arrivare sempre con nuove idee e ti stimolava ad andare in mille direzioni diverse. Freddie era il più grande veicolo possibile per una canzone, se si vuole chiamarlo così. Sono stato molto fortunato.”

L’approccio con cui Brian lavora in studio è molto simile all’esperienza live.

“Il mio punto di vista è che per lavorare in studio nel modo giusto devi entrare nello stato d'animo della performance dal vivo. Se inizia a pensare 'devo venire qui, mi devo fermare qui, devo essere in sintonia, devo stare a tempo', allora non si è nella situazione ideale. In qualche modo è necessario spegnere la mente ed estraniarsi dal contesto per connettersi con il quale ideale in cui la performance deve avvenire. Questa è la purezza della registrazione: si libera tutto quello che si ha dentro e si parla con la gente che sta là fuori. Questo è il trucco per fare una buona registrazione: bisogna avere immaginazione.”

E per realizzare un buon assolo cosa bisogna fare?

“Il mio consiglio è quello di cantarlo nella propria testa. Si deve essere in grado di sentirlo nella propria testa prima di iniziare a suonarlo. Non basta prendere la chitarra. Pensateci e sentite prima. Si deve visualizzare come vorreste che suonasse. E questo ti da una base su cui lavorare.”